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Patente a crediti, le perplessità di Confartigianato

La richiesta di rinviare l’entrata in vigore della patente a crediti per le imprese operanti in edilizia formulata nei giorni scorsi anche dalla Confederazione nazionale non vuole essere una sottovalutazione del tema della sicurezza, bensì uno strumento per consentire a imprese e lavoratori autonomi un congruo periodo per adeguarsi al nuovo sistema che entrerà in vigore, fra mille incertezze, il 1° ottobre. Alberto Camporesi vicesegretario di Confartigianato di Forlì chiarisce la posizione sul tema, evidenziando che la legge prevede un provvedimento attuativo con le indispensabili informazioni e indicazioni sulle modalità per richiedere il documento a oggi non ancora reso disponibile. “La sicurezza sul lavoro è la nostra priorità da sempre, la titubanza nasce dallo strumento adottato e dalle modalità con cui dovrà essere introdotto. Il timore è che si trasformi nell’ennesima imposizione vessatoria per le aziende che già operano nel pieno rispetto della normativa, lasciando fuori gli irregolari e il sommerso, che sfuggono dalle maglie del provvedimento.” Continua “come Confartigianato abbiamo posto l’accento su un dato incontrovertibile: la mancata pubblicazione, a oggi, del decreto attuativo, il cui schema era stato presentato alle parti sociali lo scorso 23 luglio, rende praticamente impossibile l’avvio del nuovo sistema alla data prevista. Non abbiamo nemmeno indicazioni circa l’operatività del portale che dovrà consentire a imprese e lavoratori autonomi di presentare la domanda di rilascio della patente, nonché in merito alle modalità di utilizzo e di gestione dello stesso. Da qui le nostre perplessità, la patente a crediti può sicuramente essere un passo verso la qualificazione del settore, ma devono essere introdotti dei correttivi che, a oggi, non sono presenti.”

​Il webinar Sostenibilità Aziendale e processi ESG, evento informativo gratuito

Fornire gli strumenti per conoscere il significato di sostenibilità e di ESG (Environmental, social and governance) e quali sono le sfide che le imprese sono chiamate ad affrontare per rimanere competitive in un mercato sempre più attento e sensibile all’ambiente e alla qualità della vita.

Confartigianato Imprese e Delab promuovono un ciclo di webinar gratuiti per offrire a imprenditori e collaboratori una panoramica delle opportunità di una pianificazione strategica. Il corso, articolato in 4 moduli che si terranno dal 17 settembre e poi in ottobre, 1, 8, 15 dalle 16:30 alle 18, è realizzato con la formula “IMPRESA DIRETTA”. Gianluigi Bandini responsabile dell'ufficio credito, innovazione e sviluppo di Confartigianato di Forlì illustra i contenuti dell’appuntamento di martedì 17 “il primo modulo del corso ESG fornirà un orientamento nel mondo della sostenibilità per concentrarsi in seguito sulla responsabilità sociale delle imprese, con una panoramica degli strumenti da mettere in campo e sull’importanza del bilancio di sostenibilità, illustrandone la struttura e gli sviluppi normativi. Si concluderà con l’illustrazione di alcune nuove tipologie societarie, come le B corporation e le società benefit.” Per accedere agli appuntamenti è sufficiente collegarsi al link disponibile nella home page del sito di Confartigianato di Forlì qualche minuto prima dell’inizio dell’appuntamento. Conclude Bandini “per le piccole imprese, attuare pratiche sostenibili contribuisce a ridurre i costi operativi, migliorare l’efficienza produttiva e attrarre nuovi clienti, per questo stiamo supportando le imprese in questa transizione con un impegno convinto e condiviso dall’intero sistema associativo. Adeguarsi ai criteri ESG è infatti fondamentale per accedere al credito e posizionarsi meglio nel mercato.”

​Esperti digitali cercansi, la transizione 5.0 chiede nuove professionalità

Secondo i dati dell’ufficio studi di Confartigianato, in Italia il 36,2% degli occupati opera in professioni fortemente esposte all’impatto dell’intelligenza artificiale. Sono, infatti, 125 mila le micro e piccole imprese pioniere della tecnologia: si tratta del 12,6% di aziende che nel biennio 2021-2022 ha utilizzato una o più soluzioni di intelligenza artificiale.

Come spiega il segretario di Confartigianato di Forlì, Mauro Collina “il nostro paese è al quarto posto nell’Unione europea per quota di piccole imprese che utilizzano robot (6,9%), superando il 4,6% della media europea, il 6% della Francia e sfiorando il raddoppio sulla Germania, ferma al 3,5%. Con l’esplosione della tecnologia, oltre a fenomeni di polarizzazione del lavoro e di disparità di reddito, aumentano anche le competenze che l’imprenditore deve detenere, un fenomeno più marcato per le piccole imprese nelle quali il titolare accentra su di sé le attività maggiormente connotate dall’uso dell’IA.” E continua “come Confartigianato ribadiamo che l’intelligenza artificiale si armonizzerà con l’intelligenza artigiana, ma occorre scongiurare il rischio che la carenza di lavoratori qualificati freni la transizione digitale.”

Dagli ultimi dati disponibili emerge che le imprese richiedono 699mila lavoratori con elevate competenze digitali, ma più della metà (51,8%) risulta di difficile reperimento: si tratta di 362 mila lavoratori con competenze per gestire tecnologie di intelligenza artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things (IoT), data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain. A livello territoriale il fenomeno della scarsità di manodopera per gestire i processi più sofisticati della transizione digitale delle imprese è più marcato in Trentino-Alto Adige con il 65,8% delle risorse difficili da reperire, seguito da Friuli-Venezia Giulia con 62,6%, Umbria con 60,3% Marche con 57,1%, Veneto con 56,3% ed Emilia-Romagna con 55,8%. Conclude Collina “pur in una fase di indebolimento del ciclo economico, la domanda di lavoro sta sostenendo i processi di crescita. Ma è evidente che le imprese chiedono nuove competenze e specifiche professionalità di difficile reperimento. L’utilizzo sempre più massiccio di sistemi di intelligenza artificiale ha un impatto rilevante sul mercato del lavoro, per questo è necessario agire a monte, intensificando la collaborazione con le scuole, soprattutto quelle a indirizzo tecnico e professionale, perché i nostri dati evidenziano come per il 72% dei lavoratori cercati dalle piccole imprese sia necessario un titolo secondario tecnico, o con qualifica o diploma professionale, o una laurea in materie scientifiche, tecnologiche e ingegneristiche.”